giovedì 19 maggio 2011

Chi ci Crede Chiede

Foto di Michele Termine






Mentre l'Amministrazione sguazza nelle sabbie mobili del passato, il movimento "Brancaleone" del Desusino pensa ambiziosamente ad un futuro.
Loro non vedono la vera potenzialità di questo luogo, come tutti i politici improvvisati pensano che lo sviluppo turistico di una zona balneare sia direttamente proporzionale alla quantità di cemento versato per costruire residence, ristoranti pacchiani per matrimoni solenni e attività commerciali del genere. Così, mentre il P.R.G. attende da oltre un ventennio di essere approvato, il paesaggio viene sempre più "contaminato" dal cattivo gusto che alza la pressione antropica sulla natura, diventando sempre più schiacciante. 
Anche i bambini sanno che questa strategia è totalmente sbagliata ma per loro è quasi un fatto culturale
Queste strutture peccano dell'elemento principale e cioè la cura e il rispetto del patrimonio naturale che li circonda e restano decontestualizzati.
Mi ricordano quei palazzi che troppo spesso vedi nel territorio, quelli che fuori si mostrano nudi, con le facciata senza intonaco, il tetto piatto con i ferri che spuntano, pronti ad ospitare un piano aggiuntivo e l'immancabile vasca blu....però all'interno il marmo e la radica si spreca!

E' per questa mentalità che momentaneamente non riusciamo a fare affidamento sulle istituzioni locali ed è per questo che stiamo cercando di andare oltre... in fondo anche se non sembra il Desusino è un Sito di Interesse Comunitario!

Chi come me riesce ancora a credere alla resurrezione del Desusino chiede:

1) Una delle cause dell'erosione è attribuibile ad opere di cementificazione degli anni 80' vorremmo prima di tutto che si scongiurasse il pericolo di altri errori di valutazione. Siamo dubbiosi del fatto che 7.200 euro (unico investimento effettuato dal Comune per effettuare uno studio) siano sufficienti per fare TUTTE le indagini necessarie e che siano sufficienti per pagare i cosiddetti esperti.

2) Chiediamo se è possibile di coinvolgere architetti ambientali, ingegneri, paesaggisti esperti e/o scienziati e biologi in grado di valutare un intervento mirato alle reale salvaguardia del luogo sotto tutti gli aspetti.

3) Chiediamo se sia possibile accedere a fondi europei dedicati ad attività di salvaguardia del territorio e/o dedicati alle attività scientifiche e che esulino il più possibile dalle attività amministrative di regione, provincia e comune.


Ricordiamo che la nostra battaglia non è atta a valorizzare un spiaggetta alla quale siamo affezionati (parliamo di 8,4 Km di costa) ma a tutelare e rivalutare un patrimonio naturalistico-archeologico di un territorio che potrebbe diventare una risorsa fondamentale (socio-economica) per la popolazione.

Il luogo in questione gode (solo sulla carta) di un vincolo ambientale-paesaggistico (1987) e di un rafforzamento dello stesso (2005) che chiede la protezione del Cordone Dunale, della flora e della fauna autoctona delle quali alcune specie vivono esclusivamente in Africa e in questa specifica porzione di territorio siciliano e di un parco geologico-archeologico non ancora sviluppato ma con enormi potenzialità.
Insomma un luogo che per la particolare morfologia potrebbe essere turisticamente ai livelli di Erice e avere un parco naturale ai livelli di quello dello Zingaro, che nasconde ancora città greche tra le sue colline nelle quali affiorano miniere e testimonianze della vita agricola, così come una decina di Castelli.

Tutto questo potrebbe dare un futuro ai giovani siciliani che oggi si vedono costretti ad emigrare o a vivere di assistenzialismo.

La nostra ambizione è quella di costruire un progetto strutturato per il Desusino, che possa vedere coinvolta la comunità scientifica, permettendo a questo angolo di paradiso di diventare un polo di attrazione per un turismo sostenibile, esattamente come sta avvenendo ad Erice, questo permetterebbe la salvaguardia e la protezione dell’ambiente e nello stesso tempo, un’apertura all’attività turistica: Erice è uno degli esempi migliori a dimostrazione del fatto che cultura e turismo quando riescono a convivere offrono le parti migliori di sé.


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